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Nel corso degli ultimi mesi, Maurizio Costanzo ha spesso esternato la sua insofferenza per un certo tipo di televisione e di personaggi che di recente hanno basato la loro popolarità grazie ad un uso spropositato del trash più becero.

Dopo aver consigliato in passato a Belen Rodriguez di ” trasferirsi all’estero e di togliere il disturbo, di non romperci più le scatole “, Costanzo ha rincarato la dose attraverso le pagine dell’ultimo numero del settimanale “Nuovo“, suonando il de profundis per la starlette argentina: ” Belen non si può dire che sia una presentatrice: è un’ospite gradita, che fa ascolto, una quasi conduttrice “.

Il giornalista ha infine espresso la sua totale repulsione per l’ultima edizione del Grande Fraello condotta da Barbara D’Urso : ” Il GF era orrendo. C’era il film La finestra sul cortile di Hitchcock, invece questo è stato la finestra sulla discarica. E non è che se uno show ha successo vuol dire che è buono: il pubblico si sbaglia. Dobbiamo difenderci dal trash.

Parole condivisibili, quelle di Costanzo, che grazie alla sua popolarità ed esperienza televisiva possono aiutarci a riflettere per qualche istante su come la televisione degli ultimi anni abbia progressivamente abbandonato un servizio di qualità in favore del successo istantaneo e del clamore mediatico.

Ecco, se però la riflessione dovesse farsi un filino più profonda, sarebbe opportuno che Maurizio Costanzo includesse nelle sue analisi quello che forse – anzi, togliamo il forse – è stato il fenomeno televisivo più degradante e preoccupante (in quanto in grado di influenzare e forgiare le menti delle giovani generazioni e non) dell’ultimo ventennio televisivo: Maria De Filippi.

Se la televisione di oggi è infestata da storielle sentimentali vissute attraverso litigi, sotterfugi e colpi di scena teatrali lo dobbiamo sicuramente a Maria De Filippi con il suo “Uomini e Donne“, un programma che è stato in grado di trasformare l’arte del corteggiamento in un prodotto da vendere al pubblico e, di conseguenza, inculcare nel pubblico stesso l’idea che una storia d’amore che si rispetti debba passare attraverso gesti teatrali, drammi di gelosia e corna da sfoggiare quasi come un vanto.

La parte più triste di tutto questo è sicuramente il ritrovarsi su un autobus all’uscita delle scuole e sentire i soliti gruppetti di ragazzine adolescenti pronunciare frasi come ” No ma comunque vediamo, con lui ci ho fatto un’esterna però vuoi mettere Gianluca? Lui è proprio bono! ” . Non un appuntamento, un’ ESTERNA. Quasi come se la scelta di un nuovo partner dovesse necessariamente passare attraverso il “casting” di un gruppo di sbarbatelli tutti rigorosamente “muscoli e gelatina”.

Che dire poi delle signore attempate che, nonostante siano le quattro del pomeriggio si mettono in tiro per andare “a ballare” al centro anziani? Nel corso degli ultimi anni, i tavoli da Ramino sono stati progressivamente sostituiti da corsi di ballo e di zumba perché ” Chi l’ ha detto che a settant’anni siamo vecchi? Possiamo ancora metterci in gioco e trovare l’amore! “. Tutto legittimo, certo, ma il punto è che questo nuovo approccio alla “seconda giovinezza”, giusto o sbagliato che sia, è frutto di un modello artificiale costruito a tavolino che trova un senso nell’intrattenimento televisivo ma poi scombina le acque nella vita reale.

La figura del tronista e del corteggiatore ha generato uno standard pericoloso, tirando fuori fino all’eccesso l’ego dei ragazzi e delle ragazze esteticamente più piacevoli e, in quanto tali, legittimati a selezionare eventuali partners sulla base di criteri tristementi superficiali. Buona pace per chi invece non ha avuto la “natura” dalla sua parte, diventando invisibile ogni giorno di più nell’ottica di questa nuova cultura imperante… A loro, al massimo, può spettare il ruolo sociale di una Tina Cipollari o di una Gemma Galgani per cercare di inserirsi nel circuito dei coetanei “più fighi”.

Il modello diseducativo della televisione “mariana” non si ferma ovviamente ad “Uomini e Donne”. Nel corso degli anni, la “sanguinaria” ha sapientemente saputo trasformare ogni aspetto della vita ordinaria in fonte di spettacolarizzazione:

Abbiamo ad esempio i ragazzi di “Amici“, che, forti delle loro passioni artistiche, vengono  mandati allo sbaraglio di fronte ad un gruppo di giudici inaciditi pronti ad umiliarli in prima serata. Poco importa che delle centinaia di concorrenti passati per la “scuola” si contino sulle dita della mano quelli che sono riusciti ad imporsi sul mercato musicale e che, probabilmente, prima o dopo sarebbero comunque riusciti a farsi notare… il sogno della notorietà facile ottenuta a colpi di polemiche, litigi e pianti in favore di telecamera è ormai insita nei sogni dei più giovani e percepita come una “grande opportunità” per saltare le tappe. Del resto, anche nelle scuole normali, sempre più spesso si sente parlare di “Talent di fine anno” piuttosto che di “Recita di fine anno”, segno che questa nuova forma mentis è ormai generalmente accettata ed istituzionalizzata.

Il signor Costanzo doveva essere poi distratto quando la moglie ha portato sullo schermo quel gioiellino di volgarità che è “Tu si que vales“. Francamente, tra Aida Nizar che “adora la sua vita” al Grande Fratello ed un nugolo di “artisti” intenti a suonare le nacchere con il sedere scoperto ed il flauto con le ascelle, avrei difficoltà a definire quale tra le due cose assomigli di più ad una “discarica“. Anzi no, bugia, senza dubbio la seconda.

Abbiamo poi “Temptation Island“, dove per dimostrare il proprio amore non serve agire con i fatti supportando il proprio o la propria partner nella vita quotidiana, ma semplicemente “resistere” alle tentazioni sessuali di un plotone di laide e mufloni oleati addestrati dal team defilippico a  stuzzicare gli istinti animali dei concorrenti.

Chiude il cerchio il sempreverde “C’e’ posta per te“, che, dietro al nobile intento di far riappacificare familiari, amici e congiunti, offre sovente spettacoli indecorosi conditi con pianti, isterie e reazioni teatrali.

Quindi sì, Maurizio, le tue critiche a Belen Rodriguez e al Grande Fratello sollevano sicuramente dei validi punti di riflessione su come la televisione è evoluta negli ultimi venti anni. Detto questo però, bisognerebbe anche saper guardare dentro la propria di “casa”, prima di puntare il dito fuori dalla finestra. I panni sporchi si dovrebbero lavare a casa.

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