Nel deserto televisivo che sta caratterizzando questa Estate 2018, il programma d’informazione “In Onda” costituisce una piccola oasi felice dove rinfrescare la mente e restare aggiornati sulla scena politica e sociale italiana tra una replica di Don Matteo e l’altra.

A condurre la trasmissione di La7, oltre all’ottimo Luca Telese, troviamo il giornalista della “maggioranza silenziosa” (così ama lui stesso definire quella parte della popolazione in grado di anteporre, al populismo più becero, una pacata attenzione alle tematiche sociali più sensibili) David Parenzo. Dopo anni di gavetta tra le pagine de “Il Mattino di Padova”, “Liberazione” ed “Il Foglio”, Parenzo ha raggiunto la notorietà televisiva nel 2007, proprio grazie ad “In Onda” dove esordì nel ruolo di inviato. Dal 2010, il giornalista è inoltre spalla fissa e co-conduttore del programma radiofonico di Radio24La Zanzara” (la nuova edizione è in partenza lunedi’ 3 Settembre), dove, insieme a Giuseppe Cruciani, racconta senza peli sulla lingua l’Italia vista attraverso la “pancia” dei radioascoltatori e alle notizie più pruriginose e controverse che, di settimana in settimana, plasmano l’agenda setting dell’opinione pubblica.

Sarà proprio forse grazie all’esperienza “estenuante” a “La Zanzara” che, nel corso degli anni, il buon Parenzo ha sviluppato uno stile di comunicazione schietto e sempre mirato al nocciolo teorico delle questioni, spolpato dai facili populismi e da quella tendenza, tutta italiana, di scaricare frettolosamente la colpa sugli altri senza soffermarsi ad analizzare gli aspetti più ampi di un problema. Non deve dunque stupire il fatto che Parenzo riceva numerose critiche ed insulti attraverso i social media, andando a stuzzicare le antipatie di chi, ammaliato dalla chimera di un’Italia “pura e disposta a salire le stelle” attraverso il nuovo trend politico conservatore e nazionalista, vede in lui un “nemico ideologico” capace di evidenziare tutte le contraddizioni, le bassezze e le ipocrisie del populista di turno, che sia Vittorio Feltri o il mitologico Mauro da Mantova.

Certo, prendere delle posizioni nette, per un giornalista o per un conduttore, significa necessariamente doversi schierare. Ma dove è scritto che l’informazione debba essere sempre asettica ed imparziale? Che differenza c’è tra un Klaus Davi che dileggia con fare sornione il PD ad ogni comparsa televisiva ed un Parenzo che si infiamma nel sentire il direttore di un giornale a caratura nazionale descrivere “gli immigrati che fanno pipì fuori dalla stazione” come la nuova piaga del millennio? Nessuna. O meglio, una: il primo si adatta a seguire il “sentiment” del momento strappando applausi e risatine di sostegno, il secondo, invece, resta fermo sui suoi valori e non ha paura di inimicarsi i poteri forti. E per questo, l’applauso servirebbe doppio.

Ben vengano dunque quei giornalisti e conduttori che, sempre in un’ottica di dialettica costruttiva che includa sempre la doppia faccia della medaglia, non si limitano ad enunciare notizie lasciando agli ospiti il compitino di sviluppare la discussione e prendere le redini della trasmissione di turno. La speranza è che la televisione possa evolvere in questo senso, magari prendendo spunto proprio da format radiofonici come “La Zanzara” (a dire il vero, un tentativo c’è già stato con il programma del 2013 “Radio Belva” subito sospeso per “eccessive volgarità”, del resto il pubblico sembra scandalizzarsi più per un “cazzo” strillato da Sgarbi che per certi messaggi politici).

Nel frattempo, meno male che c’è Parenzo!

BONUS TRACK – DAVID PARENZO IMITA VITTORIO FELTRI

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